The Tree of Life – recensione

img-tree-of-life-trailer_170223549759

The Tree of Life di Terrence Malick, con Brad Pitt, Jessica Chastain, Sean Penn.   USA 2011

di Emanuele D’Aniello

Ogni volta che Terrence Malick realizza un nuovo film è un evento, perché la sua stessa esistenza è un evento: appena 5 film in 40 anni, non si fa mai vedere in pubblico, non concede interviste, sono disponibili un numero limitato di foto che lo ritraggono. The Tree of Life, girato tre anni fa e sottoposto ad un infinito periodo di post-produzione, merita questa reputazione di film evento? La risposta è assolutamente si, anzi forse anche di più se non fosse che non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio film: l’opera di Malick è un autentico flusso di parole, immagini, suoni, colori, rumori di fronte ai quali meraviglia ed emozione si fondono in un unico stato d’animo.

Raccontare la trama sarebbe superfluo perché le vicende di una famiglia texana negli anni 50 compongono una microstoria all’interno di un disegno più grande. Gli stessi personaggi principali sono semplicemente metafore: la madre (una radiosa Jessica Chastain) amorevole e dolce rappresenta la Grazia sensibile e leggera, mentre il padre severo e autoritario (uno straordinario Brad Pitt) è la Natura in cui per sopravvivere prevale la legge del più forte sul più debole. Grazia e Natura fanno parte del triangolo che comprende Vita, Amore e Morte, i temi universali con cui l’uomo si confronta costantemente e il cinema tante volte ha provato a rappresentare. Malick quindi non affronta nulla di nuovo, ma è il modo con cui tratta questi temi che lo pone su un livello mai raggiunto. Nel corso dei 138 minuti della pellicola ogni attimo della nostra esistenza è toccato, non realizzando un pretenzioso trattato, ma muovendo le corde dell’emozione, esprimendosi in modi a volte religiosi a volte filosofici, partendo da una vicenda personale e dolorosa (la morte di un figlio) per renderla universale e attraversare letteralmente l’intero sviluppo dell’universo. Perché la storia della famiglia O’Brien è la storia della famiglia tipo del mondo moderno, gli ideali della vecchia America (saper apparire, guardare dritto negli occhi, essere forti invece che buoni per evitare che qualcuno si approfitti di te) sono diventati i valori di tutta la civiltà occidentale, di fronte ad una società così crudele e arrivista i figli vanno più addestrati che allevati. Ma lo schema della Natura non è perfetto come nulla lo è: la morte del figlio 19enne, proprio il ragazzo su cui il padre riponeva ogni speranza e a cui dava ogni consiglio e col quale aveva instaurato il rapporto più difficile, è la prova di quanto sia irrazionale e imprevedibile la sorte di ogni essere vivente schiacciato dalla vita, che sia un uomo o un piccolo dinosauro come mostrato in una scena. Un momento straziante per i genitori, un momento devastante per il fratello minore (una piccola ma intensissima parte per Sean Penn), un dolore impossibile da dimenticare fino all’età adulta, perché l’elaborazione di quel lutto è anche la consapevolezza delle difficoltà della vita, la realizzazione che anche diventati grandi ci si trova sperduti di fronte all’enigma della vita, la disillusione di fronte ai desideri di quando si era ragazzi, quando si pensava che il mondo potesse regalare molto di più. Probabilmente proprio le parti con Sean Penn sono tematicamente le più deboli, seppur la connessione con l’adolescenza è chiara il contributo emotivo è meno evidente. Tutto questo però è riscattato nel momento in cui le domande esistenziali e i quesiti religiosi lasciano spazio alla speranza di una vita ultraterrena serena con le persone amate.

L’analisi spirituale, mistica e quasi animista iniziata nei lavori precedenti di Malick è qui portata all’estremo mostrandoci la natura allo stato più puro, perché quello che nel corso della storia è rimasto non sono i monumenti, le guerre, le scoperte scientifiche, l’arte, ma un infinito ciclo di vita e morte di fronte al quale l’uomo è inerme. Il film si apre con una frase della Bibbia in cui Dio chiede a Giobbe dove fosse lui quando tutto è stato creato. L’universo è infinito, la Terra esiste da miliardi di anni, innumerevoli esseri viventi si sono affacciati nel nostro pianeta, mentre noi esistiamo da così poco tempo nel grande disegno universale, abitiamo un così piccolo spazio, facciamo nulla per elevarci eppure ci consideriamo incredibilmente importanti. Per questo The Tree of Life è davvero un’opera che si presenta quasi sotto forma di preghiera e di dialogo con Dio e con la natura stessa, perché l’umanità da sempre assetata di conoscenza quando si trova senza risposte non può che rivolgersi a Dio sotto qualsiasi forma voglia immaginarlo. Questa è la grandezza dell’opera di Malick, confrontarsi come mai nessuno aveva fatto con l’esistenza stessa: tantissimi film ci emozionano, altri ci rendono felici, altri compiacciono i nostri sensi, altri ci dicono quello che vogliamo sentirci dire, ma pochi sanno evocare la meraviglia della vita. Il film non risponde alle domande che pone perché Malick non ha la presunzione di insegnare qualcosa, non vuole inventare o rivoluzionare nulla, vuole semplicemente far capire che di fronte ai misteri della vita e dell’universo l’unico sentimento possibile è la meraviglia. E di meraviglia in The Tree of Life ne vediamo davvero tanta, dalle riprese della natura e di grandi spazi fino alla spettacolare sequenza della nascita della Terra. Questa lunghissima scena di oltre 20 minuti è qualcosa di assolutamente indescrivibile, dai tempi di 2001 Odissea nello Spazio non si assisteva ad una simile padronanza della potenza visiva del cinema. Malick è un poeta visivo che sa scrivere con le immagini: il cinema non è musica, teatro, danza, ma un’arte visiva fatta di immagini, e questo film è un autentica celebrazione per gli occhi e per i sensi dello spettatore. La nascita della Terra è descritta con tutta la potenza immaginabile, è praticamente impossibile non rimanere estasiati di fronte a quello che si vede sullo schermo, qualcosa difficilmente anche solo da concepire si trasforma in uno dei momenti più mirabili in tutta la storia del cinema, così come il fantastico parallelo tra la nascita della Terra e la nascita della vita nella famiglia O’Brien con la conseguente felice crescita.

The Tree of Life è una sinfonia fatta di immagini meravigliose che non prendono mai il sopravvento sul lato emotivo della storia, perché quello di cui parla il film interessa ogni singolo abitante di questa Terra. La strabiliante fotografia di Emmanuel Lubezki mai così luminosa e la sontuosa musica di Alexandre Desplat sono perle che compongono un’opera unica e straordinaria perché imperfetta narrativamente, incredibile visivamente, potentissima tematicamente. Il film è inevitabilmente destinato a dividere, a spaccare in due critica e pubblico: c’è chi lo amerà alla follia e chi lo detesterà, probabilmente anche per gli stessi identici motivi che sono i marchi di fabbrica del regista: flusso di parole e immagini, montaggio non narrativo, larghissimo uso di una voce fuori campo spesso femminile, macchina da presa che punta a rubare le scene e i momenti invece di seguirli. Ma questo è tutto Malick e bisogna esserne consapevoli, non si vede un film di Malick aspettandosi la normalità ma bisogna lasciarsi trasportare emotivamente e visivamente, ancora di più con questo The Tree of Life, il suo lavoro più sperimentale e per questo meno coerente. Ma  comprendere veramente e interamente un’opera d’arte, e non un film, che esplora i dilemmi della vita umana e la relazione con Dio attraverso l’esistenza cosmica è un qualcosa impossibile per chiunque.

stellastellastellastellamezza_stella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...