Batman al cinema (prima parte)

batman-collage

di Emanuele D’Aniello

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Batman. Esatto, non vedo mani alzate. È impossibile non aver mai visto qualcosa inerente all’uomo pipistrello, il personaggio dei fumetti americani forse più popolare di sempre insieme a Superman (entrambi fanno parte della grande famiglia della DC Comics, la storica rivale della Marvel). Il successo e la fama di Batman non si può spiegare, considerando che parliamo dell’unico personaggio definito supereroe ma che in realtà non ha affatto superpoteri, e non si può raccontare, perché se partissimo dalla fatidica data del maggio 1939 in cui Bob Kane e Bill Finger hanno creato il personaggio non basterebbero un paio di articoli. Ci concentriamo in queste due uscite sulla storia cinematografica del mito di Batman, una storia lunga, difficile, travagliata, controversa, divenuta via via sempre più travolgente e importante.

Il primo vero lungometraggio cinematografico sull’Uomo Pipistrello è del 1966, cosa che in pochi sanno, col titolo ovvio di BATMAN. Il film è un seguito ideale dell’omonima serie tv trasmessa in quegli anni sulla ABC, con protagonista Adam West. La serie è conosciuta in tutto il mondo, popolarissima anche in Italia, grazie alle calzamaglie sgargianti, i combattimenti onomatopeici e il tono scanzonato. I fans di Batman e dei fumetti in generale non l’hanno mai amata, perché ha contribuito a ridicolizzare non poco il personaggio ed a togliergli tutta quell’aura dark e di grande profondità psicologica delle origini cartacee di Bob Kane. Mantiene queste caratteristiche anche il film diretto da Leslie Martinson che porta tutto il cast della serie tv, ottenendo un discreto successo al box office. La trama vede ben 4 nemici di Batman unirsi per rapire i delegati delle Nazioni Unite e ricattarli: sono Joker, Catwoman, l’Enigmista e il Pinguino, mentre Batman e il fido Robin naturalmente uniscono le loro forze per neutralizzarli. Il film è essenzialmente una commedia d’azione, ormai un cult storico del cinema trash. Nonostante il discreto successo della pellicola e il grande successo della serie tv, il film non ebbe un seguito e per molti anni la storia di Batman al cinema sembrò arrestarsi proprio sul nascere.

L’aprile del 1979 è la data decisiva che ogni fan di Batman conosce: è il momento in cui Michael Uslan e Benjamin Melniker (fiduciosi in una rinascita dei fumetti dopo il recente strepitoso successo del filmSuperman) acquistano ufficialmente i diritti del fumetto originale per una nuova trasposizione cinematografica. Michael Uslan non era un uomo dell’industria cinema, ma un fan di Batman come tanti altri (e poi passerà alla storia anche per essere il primo ad istituire un corso di storia del fumetto all’università di Los Angeles) e un fumettista a tempo perso, la cui intenzione era quella di portare al cinema il vero Batman, fare un film che rendesse giustizia al cavaliere oscuro, una versione dark e assolutamente seria nei toni. La sua amicizia col produttore Benjamin Melniker lo convinse ad intraprendere questa avventura, ma gli inizi furono davvero difficili: i due esposero il progetto a diversi studi di produzione per trovare un finanziamento, incluse le celebri Columbia Pictures e United Artists, ma tutti declinarono l’idea. L’unica intenzione dei maggiori studi era quella di riproporre un film di Batman sullo stile della serie tv anni ’60, quindi ancora con toni buffi e comici. I due cercarono sponde all’interno dell’industria a quel punto, contattando il regista Guy Hamilton per una eventuale regia, ma anche lui declinò l’idea. Uslan non voleva mollare e iniziò addirittura a scrivere una rozza sceneggiatura dal titolo Return of the Batman per mostrare ai vari produttori quali fossero concretamente le loro intenzioni: ne uscì una storia dai toni profondamente dark, per i pochi fortunatamente che l’hanno letta anche molto estrema e violenta, ma così arrivò il rifiuto anche della Universal Pictures. Due produttori però rimasero colpiti dalla caparbietà di Uslan, parliamo di Peter Guber e John Peters, i quali decisero di acquistare il progetto di Uslan e Melniker facendogli firmare dei contratti ufficiali che garantivano loro il 40% sugli incassi dell’eventuale film.Finalmente qualcosa si muoveva, il progetto veniva messo sul mercato con un budget richiesto di 15 milioni di dollari. Passarono altri mesi, ma finalmente arrivò la svolta tanto attesa: nel 1981 la Warner Bros acquista il progetto inaugurando il sodalizio che dura tuttora, e ingaggia Tom Mankiewicz (già sceneggiatore diSuperman, una scelta quindi ovvia all’epoca) per scrivere la sceneggiatura del film. L’autore impiega un po’ di tempo, ma ultima il suo lavoro nel 1983: ispirandosi alla serie di fumetti Strange Apparitions la storia racconta le origini di Batman e Robin, mentre  Joker e il boss mafioso Rupert Thorne sono i cattivi prescelti e Silver St Cloud designata come interesse amoroso di Bruce Wayne. The Batman è il titolo, la Warner Bros concede la luce verde, finanzia un budget di 20 milioni di dollari, contatta Marshall Rogers per creare visivamente il tono del film e fissa l’uscita nei cinema nell’estate 1985. Il regista ingaggiato è Ivan Reitman, autore fino a quel momento solo di commedie e pronto a portare al cinema il futuro successo planetario di Ghostbusters: il regista accetta, e dichiara di voler il suo attore feticcio Bill Murray per il ruolo di Bruce Wayne/Batman. La grande icone del cinema David Niven è chiamato per la parte del fido maggiordomo Alfred, mentre in una bizzarra ma apparentemente efficace scelta di casting il cantante David Bowie è la prima scelta per l’iconica parte del Joker. Proprio quando iniziano ad incastrarsi tutti i tasselli, sul più bello arriva l’effetto domino che spazza via tutto: David Niven muore improvvisamente, non si riesce a trovare un ideale commissario Gordon, la sceneggiatura passa attraverso ben 9 fasi di riscrittura, e Ivan Reitman fatica a trovare il giusto tono per il film. Inutile dire che il progetto viene definitivamente sospeso.

Il 1986 è un anno nuovamente decisivo, perché esce il fumetto Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Il celebre autore, fortemente voluto dalla DC Comics, riporta il personaggio di Batman e l’intero mondo dei fumetti ai toni dark delle origini, in un mondo violento e senza speranza, soprattutto ridona a Bruce Wayne quella complessità psicologica e il continuo tormento morale che lo accompagnano fin dagli esordi. La graphic novel è uno strepitoso successo, riporta in auge il mito di Batman e dimostra che anche i fumetti possono essere seri, così la Warner Bros ritira fuori dal cassetto il progetto cinematografico e lo rimette in piedi. Il fumettista Steven Englehart è ingaggiato per scrivere una nuova sceneggiatura, e Tim Burton (che fino a quel momento aveva girato un solo film, il comico Pee-wee’s Big Adventure) è chiamato per la regia. Englehart riprende mano più o meno alla storia di qualche anno prima, mantenendo la trama e i personaggi, aggiungendo pure nel finale un cameo del Pinguino per un ipotetico seguito. Tim Burton non è troppo soddisfatto del copione, e chiama l’amico e fan dei fumetti Sam Hamm per una nuova riscrittura: nello stesso periodo arrivano anche i fumetti storici The Killing Joke (decisivo per disegnare la psicologia del Joker) e Batman: Anno Uno, due successi che fanno salire l’attesa verso il nuovo film. Hamm mantiene la presenza del Joker come cattivo principale, ma sostituisce i personaggi Rupert Thorne con Carl Grissom e Silver St. Cloud con la giornalista Vicky Vale, ed elimina le piccole parti scritte per il Pinguino e Robin. Ma la scelta drastica più importante è quella di eliminare la storia sulle origini di Batman, presentando il personaggio già creato e stabilizzato nel mondo di Gotham City. Nel 1988 la commedia fantasy Beetlejuicedi Tim Burton è un grande successo, e questa è la spinta decisiva che permette alla Warner Bros di dare nuovamente luce verde al progetto. Le difficoltà però non finiscono qui, anzi aumentano col casting del film per due motivi principali: la quantità di attori che si propongono per ruoli così iconici, e la premura della comunità dei fans del fumetto che vogliono attori adatti. Per il ruolo di Batman tutte le maggiori star del momento vengono contattate: da Mel Gibson a Kevin Costner passando pure per Tom Selleck, ma alla fine Tim Burton sceglie Michael Keaton con cui aveva lavorato in Beetlejuice. La scelta come prevedibile scatena roventi proteste (addirittura il mentore del progetto Michael Uslan risulta insoddisfatto) essendo Keaton fino ad allora noto solo per ruoli comici, e i fans inviano ben 50mila lettere di protesta alla sede della Warner Bros: la compagnia però, per non fermare nuovamente il progetto, avalla la scelta del regista.Tanti nomi si fanno anche per il Joker, con Robin Williams che personalmente si offre per il ruolo, ma la scelta è quella che mette tutti d’accordo: Jack Nicholson. L’attore accetta ponendo nel contratto delle clausole alquanto capricciose, ma accettate subito senza riserve pur di averlo: specificava il numero di ore giornaliere che era disponibile a dedicare alle riprese, chiedeva una limousine che lo portasse a casa (o direttamente allo stadio per vedere le partite di basket dei suoi amati Los Angeles Lakers), e ottenne subito 6 milioni di dollari solo per la firma. La vera furbata fu quella di non ricevere una somma fissa come compenso, ma legare la sua percentuale agli incassi futuri del film. Dopo di lui, Sean Young fu scelta per la parte di Vicky Vale, ma l’attrice alla vigilia delle riprese si ruppe una gamba cadendo da cavallo, e Kim Basinger fu chiamata all’ultimo istante. I veterani Michael Gough e Pat Hingle furono chiamati per i ruoli di Alfred e il commissario Gordon, anche se la parte di quest’ultimo fu notevolmente ridotta. Infine, l’attore di colore Billy Dee Williams ottenne la parte di Harvey Dent perché Burton sperava di presentare in eventuali futuri film il personaggio di Due Facce, trasformando naturalmente l’altra metà del volto in bianca per una interessante esplorazione della tematica razziale nel contesto dei fumetti. Le riprese del film si svolgono per tutto l’autunno e l’inverno del 1988, e a Natale il primo trailer del film arriva in vari cinema: improvvisamente, tutto le polemiche sul film e sul casting cessarono, i fans impazzirono per un filmato assemblato casualmente senza accompagnamento musicale e iniziarono a riempire le sale solo per vedere il trailer. L’attesa aumentò in modo esponenziale, la Warner Bros sperimenta la prima storica campagna di marketing per un moderno blockbuster: a detta di molti, per tutta la prima parte del 1989 in America non si poteva girare per strada senza ritrovarsi in qualche angolo di fronte al famoso simbolo di Batman creato ad hoc per il film. BATMAN, titolo semplice ed efficace, uscì nelle sale il 23 giugno 1989 e fu subito un boom, un successo clamoroso, diventando il primo film della storia a raggiungere i 100 milioni di dollari nel più breve lasso di tempo. Il film visto ora risulta abbastanza invecchiato, è un fumettone giocoso che si differenzia dal passato per i toni molto più dark e per le incredibili scenografie gotiche, ma la banalità della trama e delle trovate narrative lo tiene ancorato al cinema commerciale con poche pretese. È un film in cui l’intrusione dei produttori sulle scelte autoriale è evidente (alcune scene vennero criticate aspramente dai fans del fumetto per l’incoerenza della storia, vedi Joker che nel film uccide i genitori di Bruce Wayne, cosa mai avvenuta nei fumetti, o incoerenza con i personaggi, come Alfred che lascia tranquillamente entrare nella Batcaverna Vicky Vale), con la forma che regna sulla sostanza, ma si salva per la solidità della prova di Michael Keaton e per l’esplosività di Jack Nicholson, che porta letteralmente in vita il Joker dei fumetti. Il successo commerciale fu comunque incredibile, moltiplicato grazie alle vendite del merchandising collegato (fu in tutto e per tutto il primo blockbuster moderno) e portò alla creazione dell’omonima e celebre serie tv d’animazione. Inoltre, superò le barriere istituzionali diventando il primo film di supereroi a vincere un Oscar, con grande merito per le strepitose scenografie di Anthon Furst.

Ovviamente, dopo un successo simile la Warner Bros aveva tutta l’intenzione di realizzare un sequel, ma Tim Burton non era della stessa idea, non amando troppo la sua ultima creatura. La compagnia non voleva lasciarsi scappare questa nuova gallina dalle uova d’oro, e decise di finanziare un nuovo film di Burton e dargli tutto il tempo che voleva. Poco dopo arriva infatti Edward Mani di Forbice, un grande successo di critica, e Burton può così tornare a lavorare al franchise di Batman con più entusiasmo e pieno potere creativo. Sam Hamm fu richiamato per la sceneggiatura, che ora come cattivi comprendeva il Pinguino e Catwoman, più una apparizione di Robin e la trasformazione di Harvey Dent in Due Facce per preparare un ipotetico terzo film. L’attore di colore Marlon Wayans venne ingaggiato per il ruolo di Robin (un cambiamento quindi radicale nel personaggio) e contrattualizzato addirittura per due film, ma Burton non rimase colpito dal copione e chiamò lo sceneggiatore Daniel Waters per riscrivere la storia: Dent venne eliminato (e sostituito nella trama dal personaggio di Max Schreck) e così anche Robin, definito inutile e deleterio per il personaggio di Batman, che doveva rappresentare il più possibile la solitudine. Michael Keaton tornò per il ruolo di Batman con un salario notevolmente aumentato, Danny DeVito fu la prima e unica scelta per il Pinguino, e Annette Benning venne scritturata come Catwoman. A sole due settimane dall’inizio delle riprese però la Benning informò Burton che doveva mollare il ruolo per una gravidanza improvvisa, gettando nel panico la produzione. Immediatamente partirono casting e telefonate in tutto il paese, ma la scelta dell’ultimo momento di Michelle Pfeiffer si rivelò poi azzeccatissima.BATMAN RETURNS arriva nelle sale il 19 giugno 1992 e subito incassa nel primo week-end più del predecessore, ma alla fine della corsa, pur essendo ritenuto un successo commerciale, incassa meno del primo capitolo sia a livello americano sia a livello mondiale. I probabili motivi? Il film è totalmente diverso rispetto al primo capitolo, meno commerciale e meno divertente, molto più dark e gotico, con una scenografia da cinema espressionista tedesco, con scene molto violente e disturbanti, e una sessualità a dir poco esplicita. Un film che trasuda burtonismo e parla del confronto tra due reietti della società, due mostri isolati da tutto e tutti, Batman (che qui uccide senza problemi e senza remore) e il Pinguino, il classico freak represso e solo della poetica di Burton. Ai due si aggiunge una scheggia impazzita come Catwoman, un personaggio vestito in latex dall’alto contenuto erotico. Il film è nettamente migliore del primo, e come spesso al cinema ai prodotti più liberi e creativi viene rigettato: le famiglie protestano per il prodotto troppo violento e ostico, addirittura la catena di McDonalds ritira la linea commerciale inerente al film, precedentemente annunciata, perché non vuolevenir associata ad una simile opera.

Il risultato? A differenza del primo film, ora Burton è entusiasta della sua creatura e si ripropone alla Warner Bros pieno di voglia e idee per un terzo film, ma ora è la casa di produzione a nicchiare per prendere tempo. L’idea di continuare la serie rimane sul tavolo, perché il franchise è un successo sicuro, ma la WB cerca un prodotto più tranquillo, mainstream e orientato verso le famiglie. Il contratto di Tim Burton viene risolto e Joel Schumacher nello stesso tempo viene ingaggiato come nuovo regista. Michael Keaton, nonostante un nuovo contratto da 15 milioni di dollari, decide di non proseguire senza Burton, conscio della direzione che il franchise sta per prendere. La storia di Batman al cinema si ritrova quindi al punto di partenza, con un nuovo team da costruire e un nuovo protagonista da scovare. Tanti sono i nomi che si fanno per uno dei ruoli più ambiti sul mercato, e alla fine Schumacher sceglie il giovane Val Kilmer, che accetta senza nemmeno leggere il copione. L’avvenente Nicole Kidman è scelta come love interest di Bruce Wayne, mentre le pressioni degli studios finalmente hanno la meglio e viene inserito il personaggio di Robin: la vecchia opzione di Marlon Wayans non è confermata (in pratica l’attore è pagato per due film, questo e il precedente, a cui non ha mai preso parte) e si opta per un attore bianco come nei fumetti, il poco noto Chris O’Donnell. Gli antagonisti sono di nuovo due, e cioè l’Enigmista interpretato dall’astro nascente Jim Carrey, che solo l’anno precedente aveva sbancato i botteghini con ben tre film, e Due Facce, per cui viene contattato l’esperto Tommy Lee Jones (il povero Billy Dee Williams, che aveva accettato il ruolo di Harvey Dent nel primo Batman con la promessa di interpretare poi Due Facce, non viene nemmeno preso in considerazione). BATMAN FOREVER esordisce nelle sale il 16 giugno 1995 ottenendo 52 milioni nel primo week-end, fino a quel punto il miglior risultato di sempre. Il film è un grande successo, incassa molto più rispetto a Batman Returns e a fine anno è il secondo miglior incasso in assoluto (dietro a Toy Story). C’erano pochi dubbi, essendo il film un prodotto decisamente più commerciale, d’intrattenimento e orientato verso le famiglie, con toni da commedie e un aspetto molto colorato. Praticamente gli stessi motivi del successo di pubblico furono alla base della stroncatura critica: venne accusato il tono pop del film, la riduzione a macchietta comica dell’Enigmista, l’inconsistenza di un avversario storico come Due Facce (che nel film è introdotto già trasformato come nulla fosse) e l’interpretazione monocorde di Val Kilmer.

Il film però come detto incassa tanto, e questa è l’unica cosa che conta per ottenere la luce verde per un nuovo sequel. Joel Schumacher è naturalmente confermato alla regia così come tutto il suo team tecnico, a cominciare da Akiva Goldsman impegnato a scrivere la sceneggiatura. Il primo problema sorge quando Val Kilmer decide di non riprendere il ruolo di Batman, per un conflitto di impegni e soprattutto per i dissidi avuti sul set con Schumacher: la produzione per sostituirlo sceglie George Clooney, in netta ascesa grazie alla serie tv E.R. e all’horrorDal Tramonto all’Alba. Come fosse una moda si segue ancora la strada del doppio cattivo, e la scelta ricade su Poison Ivy e Mr. Freeze: la prima è interpreta da Uma Thurman, il secondo addirittura da Arnold Schwarzenegger, che per la sua notorietà ottiene tutto il focus della promozione su di se a discapito addirittura del personaggio di Batman stesso, incluso il primo nome su poster e trailer. La Warner Bros per sfruttare il successo del precedente capitolo decide di rendere questo nuovo film ancora più commerciale, ancora più leggero, a causa degli enormi e cospicui contratti per il merchandising. Schumacher decide quindi di tagliare ogni ponte con i precedenti film e ricollegarsi alla serie tv degli anni 60, confermando Robin e aggiungendo pure Bat-Girl (interpretata da Alica Silverstone) azzerando completamente la complessità di Batman e l’approfondimento psicologico dei vari personaggi, concentrandosi solo sull’azione e sulla semplicità delle situazioni, con tono se possibile ancora più colorato, sgargiante, rumoroso, ridondante, dando vita ad un autentico giocattolone. È diventato ormai celebre il grido di Schumacher sul set agli attori prima di ogni ripresa “ricordate, questo è un cartone animato” e i risultati di questa impostazione si vedono: BATMAN & ROBIN arriva nelle sale il 20 giugno 1997 ottenendo un buon risultato d’esordio, ma già dalla seconda settimana gli incassi calano di oltre 60% a causa delle critiche distruttive e del passaparola negativo tra il pubblico. Il risultato finale al box office è negativo, il film non è del tutto un flop ma incassa meno rispetto ai tre film precedenti, e molto meno rispetto all’attese dei produttori, inoltre dire che la critica stronca unanimemente il film è dire poco: la demolizione è totale, viene distrutta la pessima storia, l’approccio confuso ed eccessivamente leggero, l’interpretazione di Clooney (che infatti da quel momento è costretto ad aspettare altri 2/3 anni prima di trovare un nuovo ruolo decente al cinema), anche il design del film a cominciare dagli ormai famosissimi capezzoli sul costume di Batman. L’invadenza degli sponsor e delle società di giocattoli è evidente nel film, ma questo certo non giustifica gli errori commessi da Joel Schumacher, colpevole agli occhi dei fans di aver riportato Batman ai livelli pessimi degli anni ’60. La Warner Bros è di fatto travolte dalle critiche anche più di quanto si aspettasse (film è tuttora bollato come uno dei peggiori di sempre nella storia del cinema) ed è costretta a sospendere non solo la produzione di un quinto capitolo, già previsto per l’estate del 1999, ma addirittura a fermare i piani per un riavvio collegato del franchise di Superman.

Joel Schumacher e il suo film passano alla storia come quelli che hanno ucciso il franchise di Batman. Ma fortunatamente, l’Uomo Pipistrello è più forte di quanto si possa immaginare……..

CONTINUA

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