10 Film per Calciofili

di Valerio Carta

Arrigo Sacchi sostiene che il calcio sia la cosa più importante delle cose meno importanti. Per certi versi è paradossale che al calcio – lo sport popolare per eccellenza, in grado di attirare nelle sale un cospicuo numero di spettatori – non siano stati dedicati numerosi film. Spesso erroneamente considerato uno sport impossibile da tradurre nel linguaggio cinematografico, il connubio col cinema sin dal dopoguerra è stato fruitore di controversie per le molte e diverse chiavi di lettura che il calcio presenta. Così come il risultato di una partita non può soddisfare allo stesso modo due tifoserie opposte, nel cinema avviene sostanzialmente lo stesso e le aspettative di molti spettatori, desiderosi  di vedere ritratti sul grande schermo i propri sogni e le proprie paure verso una realtà quotidiana che spesso è sfondo di un’intera esistenza, vengono deluse una volta iniziata la proiezione.

In vista dei Mondiali in Brasile, vogliamo rendere omaggio al rapporto tra calcio e il cinema con dieci film che hanno saputo ritrarre degnamente il mondo del pallone, esaltandone le luci e analizzandone le ombre con narrazioni intelligenti e stimolanti.

Perché il calcio non è solo il pallone di cuoio che rotola su un campo d’erba.

FUGA PER LA VITTORIA  (di John Huston, USA 1981)

Pelè. Bobby Moore. Osvaldo Ardiles. Paul Van Himst. Co Prins. John Wark. Mike Summerbee. […]

Non è la bozza di una formazione con alcuni tra i migliori giocatori del dopoguerra, ma parte del cast del cult calcistico per eccellenza. Il maestro hollywoodiano John Huston – autore già di “Città Amara” (1971), dramma che indaga sui lati oscuri del mondo della boxe -, è abile nell’inserire il pallone in uno scenario simile a quello proposto da Sturges ne “La grande fuga”  (1963), e trasporta sul grande schermo una partita realmente giocata a Kiev nel 1942, quando una rappresentativa di ufficiali dell’aviazione tedesca sfidò un gruppo di calciatori locali. Nella realtà, gran parte dei vittoriosi Alleati vennero trucidati poco dopo il fischio finale. Nel film, la partita viene risolta da un gol in rovesciata di Pelè e da un rigore parato di Sylvester Stallone. E c’è una marsigliese intonata a gran voce da tutto lo stadio che andrebbe fatta sentire ai calciatori della nazionale francese prima di ogni partita.

FEBBRE A 90°  (di David Evans, Gran Bretagna 1997)

Ci sono pochi autori contemporanei in grado di riempire un foglio bianco trascrivendo le proprie emozioni e trasmetterle ai lettori senza un filtro che ne pregiudichi l’originalissima intimità. Uno di questi, è il londinese Nick Hornby, tifoso dell’Arsenal. “Febbre a 90°” è un’autobiografia mascherata, probabilmente l’opera che più di ogni altra ha saputo descrivere la passione per il calcio dell’uomo medio e lo scontro con una realtà spesso disinteressata e limitativa, attraverso un coinvolgente viaggio nella vita del protagonista, interpretato da Colin Firth, sfegatato tifoso dell’Arsenal che a tempo perso riflette sui cambiamenti derivanti da una nuova storia d’amore. Sullo sfondo, la drammatica impresa dell’Arsenal nella stagione 1988-1989, culminata con la conquista di un titolo inglese che mancava da 18 anni, ottenuto sul difficile campo dei rivali del Liverpool con un finale leggendario.

JIMMY GRIMBLE  (di John Hay, Gran Bretagna 2000)

Anche i calciofili più accaniti, un tempo, sono stati bambini. “Jimmy Grimble” è un film che andrebbe ricordato più spesso, quanto di più vicino possa esserci ad una favola calcistica, capace di stemperare toni che spesso, nel vecchio continente, acquistano pesantezza. La passione per il pallone di un ragazzino di Manchester, tifoso del City, con una situazione familiare difficile e vittima preferita di alcuni bulli tifosi del ben più vincente (ai tempi…) Manchester United. Il calcio è la sua evasione, la sua valvola di sfogo, e l’incontro con una misteriosa e anziana donna che gli regalerà un paio di scarpini magici cambierà la sua vita e lo condurrà a un degno finale della sua storia, in cui i lati magici di questo sport vengono messi in luce. Perché in fondo, per Jimmy Grimble, “Cosa c’è di meglio del Manchester United?” – “Il Manchester City”.

BEST  (di Mary McGuckian, Gran Bretagna/Irlanda 2000)

Era assolutamente preventivabile che prima o poi George Best – “Il quinto Beatle” -, uno dei personaggi più controversi della storia del calcio, avrebbe attirato le attenzioni del cinema. La sua stessa vita sembra un film. Quest’opera biografica, pur mantenendo viva la sacralità del personaggio, si presuppone di raccontare la tormentata storia di uno dei calciatori più talentuosi della storia del gioco e non ha paura di indagare sulle cause che lo hanno condotto alla rovina. Una carriera che cadde sotto i colpi di alcool e donne dopo la conquista di una leggendaria Coppa dei Campioni nel 1968 giocata da protagonista, punto fermo di un Manchester United ricostruito da Sir Matt Busby letteralmente sulle macerie di un aereo precipitato a Monaco di Baviera. Il vero finale, è successivo al film: George Best morirà nel 2005, il fegato distrutto.

“Best” con l’ottimo John Lynch sta al calcio come “Alì” (2001) con Will Smith sta alla boxe.

MEAN MACHINE  (di Barry Skolnick, Gran Bretagna 2001)

Per il remake del celebre “Quella sporca ultima meta” (1974) di Robert Aldrich, il regista Barry Sknolnick e i suoi collaboratori fanno qualcosa di interessante: sostituiscono il football americano, vero motore del film di Aldrich, con il calcio, affidando all’ex calciatore del Wimbledon Vinnie Jones, dotato di capacità interpretative ben più gradevoli rispetto alla sua fama di arcigno e violento difensore, il ruolo dell’ex campione sportivo caduto in disgrazia che apparteneva a Burt Reynolds. La struttura è la stessa dell’originale: in un carcere, un ex capitano della nazionale inglese viene costretto dal direttore a comporre una squadra di detenuti per una partita contro le guardie carcerarie. Mean Machine si è guadagnato negli anni la fama di film di culto ed il risultato della fusione con l’originale appare gradevole per tutti gli appassionati di sport.

IL MIRACOLO DI BERNA (di Sönke Wortmann, Germania 2003)

Il calcio incontra la storia in questo sensibile racconto proveniente dalla Germania. La finale dei Mondiali del 1954 è colma di significati per mille motivi: l’Aranycsapat – “La squadra dell’oro” in ungherese –, ovvero la nazionale di calcio dell’Ungheria negli anni ’50, capitolò clamorosamente a Berna sotto i colpi di una stoica rappresentativa della Germania dell’Ovest. I primi, dopo la rivoluzione in patria del 1956, si sciolsero come neve al sole e non ebbero modo di ottenere una rivalsa che sarebbe stata meritata, mentre per i secondi quella finale fu motore di un processo di ricostruzione nazionale e calcistica. Nel film, il protagonista è un bambino tedesco che trova nel calcio la sua consolazione per una vita dura e, grazie alla vittoria della sua nazionale e al suo incontro in treno con il giocatore tedesco Helmut Rahn, riuscirà a recuperare un rapporto difficile con il padre.

Il film meno calcistico che sia presente in questa lista. Forse proprio per questo motivo è quello che va più vicino a catturarne la purezza.

THE FOOTBALL FACTORY  (di Nick Love, Gran Bretagna 2004)

Il lato più oscuro del calcio, il tifo violento, rappresentato in questo gioiello di Nick Love senza alcun tipo di filtro, mai distribuito nelle sale italiane.

A differenza di “Green Street Hooligans” (2005) di Lexi Alexander, che talvolta cavalca un’onda commerciale poco coerente con il soggetto mostrato, “The Football Factory” trascina lo spettatore in un mondo cupo, composto da vicoli sporchi, squallidi bar di periferia e persone poco raccomandabili che sfruttano il calcio per condurre loschi affari di droga, in un’Inghilterra ormai lanciata verso un rinnovamento culturale poco apprezzato dalle classi medie. In tutto questo, c’è un codice da non infrangere mai e uno splendido Danny Dyer – già presente in Mean Machine con un ruolo minore – che con la sua interpretazione dell’Hooligan del Chelsea Tommy Johnson si guadagnò il rispetto di tutti gli ultras del mondo.

“American History X” scende nel mondo del calcio. E non c’è nemmeno una scena che mostra lo svolgimento di una partita.

GOAL! (di Danny Cannon, USA 2005)

Calcio, calcio e solo calcio.

Il “Goal!” di Danny Cannon non è un grande film, la cui trama principale si snoda in cliché tipici di un cinema che ha bisogno di vendere prima di tutto, ma merita di essere citato per un semplice motivo, che poi è anche lo stesso per cui gli sono state rivolte le maggiori critiche: è l’unico film della storia che si sia addentrato nel mondo del calcio giocato con una fedeltà garantita dalle ingenti collaborazioni con la FIFA e con i vari sponsor.

Il giovane Santiago Munez – interpretato da Kuno Becker – è un talentuoso ragazzo messicano che sogna di sfondare nel mondo del calcio e l’incontro con un osservatore inglese a Los Angeles cambierà la sua vita. Trasportato nel freddo nord dell’Inghilterra, a Newcastle, in un contesto pieno di cambiamenti e di problemi che ne derivano, Munez troverà una rivalsa personale, oltre che calcistica. I numerosi camei di personaggi come Zidane, Beckham, Raùl, Shearer, Lampard e Gerrard, solo per citarne alcuni, sono la ciliegina sulla torta di un must per i calciofili, non per i cinefili.

IL MALEDETTO UNITED (di Tom Hooper, Gran Bretagna 2009)

Nel 2009, lo scrittore inglese David Peace stupì l’intero mondo del calcio con il suo splendido romanzo “Il maledetto United”, una simil-biografia narrativa non autorizzata di Brian Clough,  uno degli allenatori più controversi della storia, che sino all’uscita del libro non aveva trovato quella fama che si meritava oltre la Manica dopo le grandi imprese sulla panchina del Derby County prima e con quella, soprattutto, del Nottingham Forest poi.

Il film, prodotto dalla BBC, ricalca le orme del libro, abbracciando il cinema con uno stile visivo quieto, grottesco, quasi surreale nello stile del personaggio Clough, la cui immagine è stanca, distrutta, alla guida di una squadra che odia. Se siete appassionati di calcio, non limitatevi a vederlo. Possedetelo.

IL MIO AMICO ERIC (di Ken Loach, Francia/Gran Bretagna 2009)

La filosofia di Eric Cantona, splendido calciatore del Manchester United e artista vero e proprio, applicata alla squallida vita di un postino di Manchester che trova nelle continue visioni del suo idolo un motivo per andare avanti e reagire a una vita di stenti e privazioni.

“Il mio amico Eric” è un film coraggioso, che analizza un lato del calcio comune a tutti gli appassionati, l’idolatria, con tanti riferimenti a fatti realmente accaduti che trovano un riscontro nella vita del protagonista e nelle sue successive azioni.

“Provaci ancora Sam” con Eric Cantona al posto di Humphrey Bogart.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...