I primi film di Stanley Kubrick – recensioni

hfhhy

di Emanuele D’Aniello

Iniziamo a passare in rassegna l’intera filmografia di Stanley Kubrick, indubbiamente uno dei più grandi e influenti artisti del secolo scorso. I primi lavori del grande autore vengono accorpati e oggi analizziamo i suoi primi tre importanti film.

Paura e Desiderio (Fear and Desire) di Stanley Kubrick, con Frank Silvera, Kenneth Harp, Paul Mazursky.   USA 1953

Il lungometraggio d’esordio di Stanley Kubrick, che per questa pellicola ha fatto da regista, produttore, montatore e direttore della fotografia, è un film a bassissimo costo finanziato dalla famiglia del regista stesso e con un team di lavoro composto da appena 15 membri, cast di attori incluso. La storia si svolge durante una non precisata guerra tra due paesi non identificabili: un plotone di soldati si perde in una foresta e dopo mille difficoltà e perdite letali riescono ad uccidere un gruppo di nemici, per poi scoprire alla fine che incredibilmente le vittime hanno i loro stessi identici volti.

Paura e Desiderio tecnicamente non è paragonabili ai film successivi del regista, ha tutti i limiti dell’opera prima amplificati dalle difficoltà produttive e Kubrick stesso negli anni successivi lo ha definito a più riprese un prodotto dimenticabile, un mero esercizio di uno studente di cinema, una sorta di prova per i progetti futuri. Nonostante questo il film riesce comunque ad avere l’aura del suo ingombrante creatore, ha già in nuce i temi della sua filmografia e soprattutto una forza espressiva incredibile. Si parla di guerra (un setting che Kubrick, pur variando sempre tra i generi cinematografica, ha più volte proposto) e del dramma che la violenza porta nelle vite umane, la spersonalizzazione dei conflitti e della vita militare. Pur ricco di metafore talvolta filosofiche il film chiarisce il proprio punto di vista: la guerra è sbagliata perché annienta l’essenza dell’essere umano il quale si ritrova a lottare e uccidere i suoi simili, o addirittura se stesso.

Non stupisce che Kubrick, forse il regista più perfezionista mai vista all’opera, non sia mai stato soddisfatto di questo debutto di appena 70 minuti e abbia addirittura deciso di distruggere buona parte dei negativi esistenti. Fortunatamente il film anche se in pochissime copie non è andato perduto e ancora oggi possiamo ammirare un prodotto sicuramente inferiore ai lavori successivi ma non per questo trascurabile o meno ricco di significati.

 

 

Il Bacio dell’Assassino (Killer’s Kiss) di Stanley Kubrick, con Frank Silvera, Jamie Smith, Irene Kane.   USA 1955

Kubrick si ritrova nuovamente ad autoprodurre un suo lavoro con l’aiuto della famiglia, e lavora per l’ultima volta in carriera (cosa incredibile essendo appena il secondo film) su una sceneggiatura completamente originale. E col senno di poi questo si rivela essere uno dei maggiori difetti del film, che lo porterà nel futuro a ricorrere sempre a valide fonti letterarie: una storia poco originale, priva di guizzi, con personaggi deboli, classica nella struttura e nello svolgimento che tarpa le ali anche alla creatività del regista. È la storia di un pugile fallito che si innamora della sua vicina di casa e cerca di salvarla dall’ex fidanzato, violento e ossessivo.

Kubrick ha appena 25 anni e cerca giustamente un soggetto più commerciale (nonostante il film non sia andato affatto bene al botteghino) per farsi notare da critica e pubblico. L’esperimento riesce a metà, perché come detto ci troviamo di fronte aduna storia d’amore con spruzzate di noir abbastanza generiche, un esercizio di stile per imparare i trucchi del mestiere molto più evidente rispetto a Paura e Desiderio in cui almeno si notava una linea tematica forte e una linea guida sulla futura poetica del regista. Kubrick riesce a lasciare il segno solo nella bellissima scena finale, non a caso la migliore dell’intero film, la lotta tra il pugile Davey e il violento Vincent all’interno di un magazzino di manichini, uno scenario dispersivo e destabilizzanti in cui i volti e i corpi dei protagonisti si confondono con quelli dei manichini, un luogo surreale, una metafora della vita dei protagonisti marionette nelle mani di qualcun altro.

Il film passa alla storia solo per il nome del suo regista, non per il valore della pellicola, ma come detto rimane comunque un passo importante perché insegna a Kubrick a non ripetere determinati errori.

 

 

Rapina a Mano Armata (The Killing) di Stanley Kubrick, con Sterling Hayden, Coleen Gray, Vince Edwards, Marie Windsor, Timothy Carey.   USA 1956

La collaborazione e l’amicizia col produttore James B. Harris e la lettura del romanzo Clean Break dello scrittore Lionel White sono elementi decisivi per il primo capolavoro nella carriera di Stanley Kubrick nel 1956. Rapina a Mano Armata (banale titolo italiano) pur essendo un parziale insuccesso al botteghino e non venendo capito inizialmente dalla critica sconvolge l’intero mondo del cinema e in poco tempo viene valutato dal mondo intero come un prodotto innovativo che porterà finalmente i primi elogi a Kubrick, definito con grande merito il nuovo Orson Welles.

Dietro ad una classica storia di rapina organizzata da un gruppo di conoscenti e insospettabili si nasconde un film completamente nuovo, narrato in maniera non lineare, destrutturato cronologicamente con diversi salti temporali indietro e in avanti, il cui punto forte è la rapina decisiva all’ippodromo raccontata con la tecnica del flashback sincronico, vale a dire mostrata a più riprese da diversi punti di vista dei vari personaggi. Ma non è solo il totale controllo del mezzo tecnico e la grande creatività visiva a rendere il grande il film, il talento di Kubrick esce anche dalla forza espressiva e dal modo di caratterizzare psicologicamente i personaggi, disegnando un gruppo eterogeneo di uomini deboli, indecisi, vittime della vita, dei loro problemi e delle loro scelte. È la rapina perfetta organizzata passo dopo passo demolita dal caso contro il quale l’uomo così imperfetto non può fare nulla.

Nonostante gli inarrivabili e sconvolgenti capolavori dei decenni successivi Rapina a Mano Armata rimane tuttora uno dei migliori prodotto del genere noir e uno dei film più innovativi e rivoluzionari mai realizzati, in grado di lasciare un segno profondo nel mondo del cinema e influenzare moltissimi prodotti futuri e molti cineasti, su tutti Quentin Tarantino.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...