Batman Begins – recensione

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Batman Begins di Christopher Nolan, con Christian Bale, Liam Neeson, Katie Holmes, Cillian Murphy, Michael Caine, Gary Oldman, Morgan Freeman.   USA 2005

di Emanuele D’Aniello

Probabilmente, dopo i due film (e chiamarli così è molto generoso) di Joel Schumacher, rendere Batman ed il suo mondo più dark e serioso era la cosa più facile da realizzare, tanto basso, infantile, ridicolo, giocoso era il livello ormai toccato. Ma quello fatto da Christopher Nolan, e al tempo stesso dalla Warner Bros per aver dato fiducia incondizionata ad un giovane regista di appena 35 anni che non aveva mai diretto un film dal grosso budget, è qualcosa di davvero notevole, ammirabile, e dall’impatto fortissimo in grado di influenzare un genere e l’intera industria.

Batman ha avuto una miriade di incarnazioni ed interpretazioni tra tv e cinema, purtroppo spesso farsesche ed a tratti comiche, lontanissime dai toni oscuri dei fumetti. Chi è andato più vicino a quello spirito, senza però raggiungerlo, è stato Tim Burton con i primi due film della saga originale, però troppo impegnati a rimanere nei confini del commerciale (col primo Batman) o troppo dedicato a rappresentare la sua personalissima poetica gotica (con Batman Returns). Un altro errore dei precedenti film, anche comprensibile avendo Batman la migliore galleria di villains nel mondo dei fumetti, è aver finito per schiacciare il protagonista trai cattivi, rendendolo quasi un comprimario nelle storie e nel minutaggio. Il primo grande merito di Batman Begins è appunto quello di prendere Batman sul serio, con grandissimo rispetto per il mito originale dei fumetti e grande passione, rimanendo fedeli allo spirito raccontando una storia nuova, ricollocando Batman assolutamente al centro di tutto e tutti, facendo gravitare la narrazione intorno a lui. Naturalmente, il vero colpo vincente è stato portare per la prima volta al cinema la storia delle origini di Batman, una storia nota a tutti i fans e già accennata nei precedenti film, ma mai mostrata del tutto soprattutto con tale intensità e profondità. La psicologia di Bruce Wayne, le sue paure, i suoi segreti, le sue motivazioni, sono sviscerate ed analizzate, costruite e sviluppate, come fossimo in un autentico character study drammatico: assistiamo all’omicidio dei genitori, all’infanzia spezzata, al suo addestramento, alla scelta del simbolo, alla costruzione di Batcaverna e Batmobile, all’arrivo delle armi, in questo modo lo spettatore, a prescindere dal suo grado di conoscenza del mito di Batman, comprende a fondo chi è Bruce Wayne, le sue motivazioni e cosa lo spinge ad intraprendere una trasformazione così estrema. Sono aspetti il cui utilizzo è essenziale ed a tratti scontato nella perfetta costruzione di una storia e di un personaggio, ma che i precedenti di film di Batman avevano soltanto sfiorato. Il pregio del film è quello di di concentrarsi sui personaggi e non sull’azione o sugli effetti speciali. Quello che emerge è infatti la sapiente costruzione dei momenti: la prima ora di film (Christopher Nolan è un maestro nel disegnare un climax senza fiato) è un continuo alternarsi, con un ritmo frenetico senza attimi morti, di flashback e presente, e Batman appare praticamente solo a metà film. In questo modo, lo spettatore ha davvero voglia di vederlo, freme nell’attesa, e quando è cotto a puntino l’uomo pipistrello arriva in una scena clamorosa. Quando Batman appare sembra non averlo mai visto prima, il personaggio non è MAI stato così pauroso, terrificante e pericoloso. L’errore di fondo di Tim Burton era pensare che un uomo adulto che si veste da pipistrello fosse essenzialmente un freak, mentre Nolan intelligente ha capito che un uomo adulto che si vede da gigantesco pipistrello nero e si aggira di notte fa davvero PAURA.

Paura, un termine non usato a caso, un termine detto e sentito continuamente durante il film, quasi una decina di volte. Perché la paura è la tematica di fondo di questa pellicola. Sembra esagerato dirlo per un superhero movie, ma sappiamo che questo film è molto di più: Batman Begins è un figlio del cinema post-11 settembre (un teorema che poi sarà amplificato e quasi dimostrato con accenti diversi nel seguito Il Cavaliere Oscuro). Bruce Wayne vive tutta la sua giovinezza nella paura, l’intera città di Gotham City, non a caso spesso identificata come una metafora di New York, vive nella paura, esattamente come la vera New York dopo i nefasti attentati, ed i suoi nemici sfruttano questa paura semplicemente alimentandola. La paura è purtroppo un sentimento con cui le generazioni moderne fanno i conti tutti i giorni, soprattutto le grandi metropoli: infatti l’altro grande protagonista del film, insieme a Batman, è per la prima volta Gotham City stessa, non più un ammasso di gigantesca scenografia barocca o gotica, che per quanto bella e significativa era pur sempre molto teatrale, ma una vera città moderna con i suoi problemi e le sue contraddizioni.

L’altra arma vincente è quindi l’uso del realismo. Quella di Batman è una storia profondamente umana e profondamente tragica, per questo così avvincente ed emotivamente coinvolgente per tutti, dai fans dei fumetti a quelli che di solito non amano o snobbano i film sui supereroi. Le scelte sono realistiche: la Batmobile è un carrarmato (le scene con Fox e Wayne che selezionano i famosi gadget ricordano da vicino le identiche scene dei vecchi film di James Bond, che Nolan adora e lo hanno decisamente influenzato), l’armatura ha i suoi difetti, nessun nemico ha menomazioni o stramberie fisiche, il nostro deve avere il giusto allenamento e il giusto fisico (il difetto di Michael Keaton ad esempio, un ottimo Bruce Wayne ma poco credibile dietro il costume). La scelta di Christian Bale è, in questo senso, a dir poco perfetta, la presenza fisica e l’energia si sposano con l’indubbio talento nel costruire un vuoto emotivo, l’attore gallese domina la scena ed è sempre più convincente nel suo percorso di consapevolezza. Intorno a lui la galleria di personaggi di supporto è gestita in maniera certosina ed interpreta benissimo, da Morgan Freeman a Liam Neeson, da Michael Caine a Gary Oldman, in particolar modo gli ultimi due i cui personaggi, Alfred e Gordon, hanno finalmente la dignità mai avuta nei precedenti film, non devono svolgere solo un compitino, ma diventano le vere colonne morali che completano la personalità di Bruce Wayne. La caduta purtroppo c’è nel casting di Katie Holmes, che recita senza molta convinzione e non fa mai scattare una vera chimica tra lei e Bale, e nell’utilizzo dello Spaventapasseri, più che altro un mero strumento all’interno di uno schema più grande. Ma Nolan sopperisce a questi errori con tutti i trucchi del mestieri e non li fa pesare nella storia e nello sviluppo, regalandoci sentimento ed azione. La chiave è l’elemento alla base di ogni film, troppo spesso sottovalutato o messo in secondo piano in film d’azione o film di supereroi: la sceneggiatura. Nolan costruisce e studia attentamente quello che noi vediamo sullo schermo, la struttura del racconto, ogni comportamento che ha una motivazione ed una reazione, ed ogni frase che non viene mai detta caso, ma anzi molti concetti ritornano con un nuovo senso nel corso del film (e nel corso dell’intera trilogia addirittura).

Batman Begins è il film che ogni fan di Batman, e del genere fumettistico in generale, meritava da tempo, si aspettava di vedere e finalmente può godere. Nolan dà dignità ai suoi personaggi, non li usa come macchiette o strumenti commerciali, ma come caratteri drammatici a tutto tondo. Un film importantissimo perché ha dato inizio ad un “qualcosa” che ha cambiato per sempre la percezione di questi film ed il modo di realizzarli, e noi fortunatamente ancora oggi ne sentiamo le conseguenze.

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